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la politica ai tempi del covid è la stessa identica di prima. viviamo le condizioni della pandemia imprecando alle (pseudo)soluzioni individuate dal governo. ci dividiamo con rabbia su come ci si debba comportare ma nessuno si gira a guardare l’elefante nella stanza. nessuno ha il coraggio di dire la banale verità: la struttura su cui poggia la società è dannatamente fragile, talmente esile da non riuscire a supportare il peso degli eventi. possiamo continuare a fare finta di nulla, pensare che esistano delle idee strabilianti che i vari governi d’europa non vogliano prendere per ragioni incomprensibili ma non è così. la politica è schiacciata – totalmente – sulle logiche dell’economia. ciò che siamo oggi è il frutto di decenni di neoliberismo sfrenato. tanto dominante da far scivolare la figura dell’essere umano dietro all’icona del mercato. siamo talmente finiti dietro rispetto all’importanza della produzione di ricchezza che ci siamo dimenticati delle priorità. anzi non esiste più nessun dubbio su cosa debba essere salvaguardato prima, perché tutto si regge su quel flusso – assolutamente squilibrato – di denaro. non sono più nemmeno i soldi in quanto tali ad essere importanti quanto il principio ovvero l’essere umano è, e deve restare, secondo.

per accendere una riflessione insieme dovremmo eliminare alcune parole dal dialogo. parole che aprono in automatico delle categorizzazioni mentali altamente nocive al pensiero libero. mettiamoci seduti intorno a un tavolo e iniziamo a trovare dei sinonimi, o dei nuovi termini, al posto di: capitale; mercato; neo liberismo; compagni; comunismo; socialdemocrazia; varie ed eventuali.

trovo incredibile come nel 2020 a fronte degli incredibili progressi della tecnologia, dei nuovi modelli sociali diffusi, delle enormi ricchezze in giro non sia possibile immaginare qualcosa di diverso; sognare un sistema liquido, in cui il giusto compromesso tra intelligenza artificiale e umanità, consenta alle persone di vivere una vita non paralizzata dalle necessità della macchina produttiva. trovo sconfortante che ancora si guardi al passato per contrapporsi al presente – come se la nostra immaginazione fosse stata spenta, come se la spinta utopica fosse rimasta strozzata. esistono decine di futuri possibili ma non riusciamo a sognarne nemmeno uno. siamo ancorati a visioni vecchie, polarizzati tra presente e passato, depressi dai doveri incessanti, troppo stanchi anche per metterci in discussione.

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