[23] la canzone che non ho scritto

Quando ho voglia di piangere un po’ metto su “I see a darkness” di bonnie prince billy.  live. funziona. sempre. ogni volta. 

la voce, le parole e le verità nascoste che arrivano, ad alta intensità.

rivedo dei volti lontani ma con contorni reali e definiti. ricordo parole sfumate ma impresse nei giorni, incise nella memoria. una, nessuna, centomila le persone disperse, perché a volte non può essere altrimenti. perché non si scelgono le proprie debolezze, non si esce dalle nostre zone d’ombra. “well I hope that someday soon we’ll find peace, in our lives. togheter or apart”. e tu amica, o amico, sei diventato una tessera di questo puzzle irrecuperabile. sono attimi, sono stati, e forse resteranno solo quelli perché non ho ricette, non ho ripari, non conosco la pacificazione. smarrirsi da noi è affidarsi alla nebbia, camminare senza sosta aspettando una meta, chiara in testa ma senza punti di riferimento a vista. non ci sono offerte o richieste ma solo orme rimaste dietro di noi. “my best unbeaten brother”.

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