[31] Stelle rigirate

Correva l’anno 2005 e perché io abbia scritto questa cosa qua proprio non lo so. La riposto in questo “nuovo” spazio non perché sia bella o interessante, anzi, ma proprio perché oggi, nel 2015, dieci anni dopo, non mi sembra mia. Non sarei nemmeno in grado di riscriverla – dico come prova su strada. E’ straniante ma bisogna fare i conti con le parti perse lungo la strada, belle, brutte o surreali che siano.

Non era un genio. Si sapeva. O meglio gli altri lo sapevano. Lui no. gli altri erano perfettamente consci che non era un cervello tra i più agili. Le schede, le pagelle, parlavano chiaro. Dalle scuole medie sino alle superiori, finite e dimenticate, mai uno straccio di slancio tecnico. Tutti si erano lamentati della sua distrazione cronica, della sua postura, del suo disinteresse. Seduto nella fila al lato, sempre vicino alle finestre, mai che guardasse dove guardavano gli altri. Disarmonico. “No signora guardi suo figlio proprio non ascolta, studia lo stretto indispensabile, ogni tanto azzecca qualche compito scritto, qualche buona domanda, ma per il resto noi non sappiamo più come e cosa fare, e poi noi non è che siamo addetti al recupero. Signora ormai questo è il decimo colloquio privato che facciamo in 3 anni. Sa, qua la scuola pubblica non si può mica fermare per fare da badante ad un singolo “individuo”, verrebbero penalizzati gli altri, quelli bravi. La realtà signora, bisogna guardare alla realtà. Se le cose non cambiano, e non immagino come, non credo che suo figlio possa superare l’anno. Già l’anno scorso…. In tutta franchezza mi sento in dovere di dirle che forse è il caso di pensare ad una soluzione alternativa. Pragmatismo signora. Una via ci sarebbe. Certo io parlo contro i miei interessi. Ma in certe situazioni, in certi momenti, bisogna saper andare oltre. Dunque, vicino al vostro quartiere c’è una scuola privata, farebbe proprio al caso di suo figlio, sa…li non fanno troppe domande, poi non ci sono nemmeno tante finestre, qua, purtroppo, ne siamo pieni. Si, la retta è un po’ consistente, però per vostro figlio mi adopererei in prima persona per farlo entrare immediatamente, senza lista d’attesa. Si posso metterci una buona parola col preside-direttore amministrativo. Sa è mio fratello.” È parola della preside. Amen.

In pochi si chiedevano cosa lui pensasse. Dove guardasse. Nessuno aveva capito che era profondamente turbato. Perturbato. Aveva una domanda che lo assillava da anni e gli impediva di fare altro. Gli serviva una risposta. Quanto meno un modo per cercare una possibile risposta. Il suo grande tormento era lo sfondo. Il nero. L’oscurità. La sua curiosità lo spingeva verso l’oltre. Doveva trovare una maniera per vedere cosa c’è dietro, dopo, le stelle, colonne d’Ercole della sua immaginazione e dei suoi pensieri. Divieto d’accesso alla fluidità.

Lui era il tipo che quando i suoi lo portavano a teatro, non guardava quello che accadeva sul palcoscenico, no lui si concentrava fin tanto che c’era il sipario chiuso e poi, con gli attori in scena, rimuginava sul mondo nascosto, quello dietro le quinte. Ovviamente i genitori, quando lo vedevano osservare attentamente il sipario tirato giù e poi non seguire i movimenti, i dialoghi, i sussulti e le risate, ritrovavano ovvie conferme della distrazione cronica e irrecuperabile del figlio. Autocertificavano le loro risposte. Il loro sconsolamento.

Dialogo ce ne era poco, provate voi a spiegare ai vostri genitori, i quali vi ascoltano sempre bagnati da una lacrima di compassione, che non state bene perché avete i misteri dell’universo dentro gli occhi. Provate voi genitori defraudati della normalità a comprendere un discorso stralunato, anzi strastellato, di un figlio apparentemente assente.

No, non era propriamente agevole trovare, e sfruttare a dovere, un canale per inviarsi segnali di alcun tipo. Le due parti si mandavano messaggi senza tener minimamente conto dei codici dell’altra. Non si erano interiorizzati. Colpa del figlio, si pensava. Decontestualizzato proprio in tutto. In ogni poro.

La verità non è che fosse poi così lontana. Il centro che nessuno provava a capire era se fosse effettivamente un male. La corrente del normale è forte e chi nuota con semplicità in senso opposto quanto meno mette paura. Agli altri. Meglio pensarlo estraniato.

Comunque un genio non lo era. Un cervello sveglio però si, e lui una soluzione al suo problema l’aveva anche trovata. Solo era dannatamente semplice, così semplice che aveva deciso di tenerla per se. Più ci pensava e più non si capacitava del fatto che fior fior di scienziati, tecnici aerospaziali, politici, intellettuali, farmacisti, ma soprattutto gli insegnanti e i suoi genitori non ci fossero arrivati.

Per svelare cosa e chi si nasconde dentro quel buio cosmico, basta girare le stelle. Come fari. Ribaltare la luce, metterci noi, dentro l’oscurità. Diventare e inventare un sole che illumina lo sconosciuto. disvelare. Gli restava solo da capire come attuare il tutto. Ma era tranquillo, aveva ancora il resto della vita per nuotare controcorrente. Per incontrare una risposta semplice.

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