[33] città umane

Ancora dal 2005. Non stavo bene mi pare chiaro.

La città è grande, la città è persuasiva. L’architettura di una metropoli è una, tra le tante, rappresentazioni possibili di un’esistenza.
Noi siamo una città, abbiamo i nostri quartieri degradati, le periferie abbandonate, gli scempi abusivi, il centro industriale e la zona borghese-bancaria. Siamo tutto questo eppure davanti allo specchio sembra ci sia solo tessuto epidermico e sentimenti istituzionalizzati.
Nel cuore c’è anche l’asfalto non solo campi in fiore. Tra le ossa ci sono i moli di un porto appoggiato su un mare macchiato dalle industrie. Vicino ai polmoni si estende una spiaggia selvaggia e pura. Nelle ginocchia sento il traffico della tangenziale e poi la corsa di una macchina e poi una lamiera. Sulle mani si muove il popolo che entra ed esce negozi, sentendosi povero, fingendosi vero, dormendo comodo.
Nella testa ci sono due amanti che si fronteggiano senza vestiti, senza ipocrisie, moriranno imbavagliati dal senso comune ed il mio cervello sarà avvolto dalla nebbia di un ricordo. Era una speranza, ero piccolo e le cose potevano girare su loro stesse come nelle favole, roteando impazzite, librandosi verso le nuvole ma in una città l’unica autostrada verso il cielo è la pista di un aeroporto ed ogni aereo che decolla poi atterrerà su qualche altra pista.
La realtà può essere bella anche se non si veste a festa, anche se non è pulita, anche se è drogata. La realtà non è per gli ipocriti, loro sono già vittime oggi, sono quelli che hanno un corpo ed un cuore patinato, sono quelli frequentano solo alcune parti della città convinti che sia il tutto, sicuri delle certezze.

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