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Quelli come me non escono mai di giorno, aspettano che sia tardi, aspettano che la città si vesta per la notte, aspettano. Quelli come me non vogliono la luce, non sanno che farsene, non sanno nascondersi e non sono capaci a ripararsi, restano sulla strada in equilibrio, senza farsi domande, senza ridere o piangere. Sono concentrati sulla stabilità. Quelli come me, aspettano e quando la giornata sembra finita tornano ad alzare lo sguardo, cercando occhi e parole amiche, pur non vedendole, né trovandole sempre. Quelli come me vorrebbero poter scrivere dove capita, di notte, senza televisori accesi, senza finestre chiuse, senza macchine in sottofondo.
Quelli come me non piangono mai, sono temprati, sono impermeabili, pensano di esserlo, ne sono assolutamente convinti fino a quando non si accendono una sigaretta e si perdono dentro il fumo, in un respiro, stringendo un groppo sospeso, lontano, come una nota. Quelli come me sono fatti di parole non dette.
Quelli come me alla fine restano in vita perché incontrano chi come te riesce a capire e sentire, entrando dove altri non vedrebbero che filo spinato, restando laddove le forze dell’ordine sconsiglierebbero anche solo di avvicinarsi. Quelli come me non avrebbero poi molto senso nè di giorno, nè di notte, senza l’ostinazione di quelle come te.

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