cose che sono scegliere

ti ritrovi a 41 anni come un bambino. ti ci ritrovi ed è difficile, strano, triste e bello contemporaneamente.

difficile perché c’è un’età per essere bambini e non è certo un caso. 

strano perché guardare nello specchietto retrovisore a 41 anni vuol dire farlo con gli occhi della contemporaneità, della coscienza. un po’ come fare un’operazione chirurgica senza anestesia. 

triste perché sai che dovresti trovarti in una fase diversa, che una parte importante della vita se n’è andata e non restano molte foto a cui far aggrappare i ricordi.

bello perché ne intuisci senso e potenzialità, con molta fame. 

sei un bambino ma il tuo genitore non è papà o mamma ma – finalmente – una persona che sa come aiutarti a crescere. te ne senti un po’ balia. capisci che la tua testa danza annuendo sulle sue parole, perché quelle raccontano di te e non capita spesso di sentirsi al centro di una storia. mano a mano che i giorni passano, proprio come quando passi dall’asilo alle elementari, comprendi perché stai annuendo alle sue parole. ogni volta si accende una luce in una zona buia, ogni giorno si aggiunge un pezzetto, ogni volta si alza il livello della conoscenza. il vapore sullo specchio comincia ad andare via, anche se lentamente. vedi qualcuno che inizi a riconoscere.

la bellezza è tutta racchiusa nella sensazione di potere che ogni tanto sperimenti su di te. più che potere si tratta di un superpotere. la corsa dei pensieri nella tua testa non è più incontrollata, i livelli si aggiustano, smetti di sentirti una pallina da flipper, l’ansia smette di essere una pistola puntata contro per diventare un fastidioso strumento. 

sono un giovane studente ancora ai primi giorni, perciò posso solo intuire cosa significhi maneggiare questo superpotere. mi è bastato annusare questa sensazione per vedere dove vorrei arrivare. so che al di là di ogni imprevedibile risvolto il percorso intenso della terapia non stravolgerà chi sono ma mi completerà, senza definire nulla. nulla termina, niente ci declina per sempre. 

l’effetto domino del superpotere dell’avere potere (almeno un po’, almeno ogni tanto per qualche istante) è tale da sovvertire alcuni spigoli che prima erano quotidiani. 

potere sulla corsa sfrenata dei pensieri -> abbassi l’ansia -> ti ascolti -> comprendi quello che vuoi e che ti fa stare bene -> ti attivi -> sperimenti lo stare bene per scelta.

se questa sequenza per voi è normale be’, probabilmente non avete bisogno di molto, forse nemmeno di leggermi o ascoltarmi. di certo non parleremo lingue comprensibili l’uno all’altr*, forse non potremo mai davvero camminare su un terreno condiviso. 

se quella sequenza ogni tanto salta, o qualcuno di quei segmenti non sempre riesce fluido come dovrebbe, bene allora una sedia a questo tavolo sarà sempre libera.

la scelta la scorgo nell’incedere dei paradigmi comuni, nel costruirsi della personalità, nelle domande che vorrei farvi e nei perché a cui iniziano ad esserci risposte.

e io, in gran ritardo, sto iniziando a scegliere.  

p.s.

qualcuno si starà chiedendo perché condivido tanto, seppur non tutto, di questa fase della mia vita. la risposta è molto semplice, non farlo per 41 non è servito a una beata minchia. il problema non sono mai, mai, mai gli strumenti ma chi c’è dietro e se il mio fare attuale, per qualche stramba ragione, può servire a qualcuno ne sarò terribilmente felice.

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