della gentilezza e della paura

“Impermanence becomes vivid in the present moment; so do compassion and wonder and courage. And so does fear. In fact, anyone who stands on the edge of the unknown, fully in the present without reference point, experiences groundlessness. That’s when our understanding goes deeper, when we find that the present moment is a pretty vulnerable place and that this can be completely unnerving and completely tender at the same time.”

sabato mentre leggevo una delle tante newsletter a cui sono iscritto mi sono ritrovato in questa conversazione tra devendra banhart e krista tippett sul libro di Pema Chödrön “When Things Fall Apart“.

Ora tra i miei interessi non ci sono il buddismo né devendra banhart per cui non so bene per quale ragione mi sia addentrato nella lettura della trascrizione del podcast ma l’ho fatto.

il passaggio sopra mi ha colpito e fatto tornare in mente la missione per la gentilezza di fabrizio.

perché?

perché quel concetto, l’idea della gentilezza, applicata all’incomprensibilità del momento ha dei risvolti importanti, assoluti.

ecco io non credo più alla temporaneità dell’evento imprevedibile.

le nostre esistenze sono costellate da cigni neri, collettivi e personali, tanto che forse dovremmo iniziare a considerare il fatto che prevedibilità e imprevedibilità siano delle illusioni.

inoltre ciò che è imprevedibile sfugge alla nostra conoscenza pregressa. siamo in piena pandemia e uno degli errori che stiamo commettendo quotidianamente è di affrontarla utilizzando strumenti e paradigmi utilizzati per affrontare eventi passati.

ma ci troviamo davanti ad una sfida diversa, nuova e bisognerebbe essere liberi, forti, coraggiosi e gentili, per combatterla adattandosi di giorno in giorno al divenire delle cose.

le varianti, le biforcazioni impreviste dentro la macrocornice imprevista disegnano un quadro opaco, fosco e nella nebbia fitta ci si muove un passo alla volta con gli occhi fissi avanti non indietro.

lo spiega molto bene taleb in antifragile (pure troppo, direi), raccontando perché la resilienza non sia sufficiente, perché affidarsi ai modelli predittivi sia una follia. (ok, non è sempre sempre convincente, però ecco almeno mettiamo in discussione qualche certezza malfunzionante)

sono convinto che la missione per la gentilezza sia un passo necessario per riuscire a sopravvivere a questa atemporalità diffusa. insieme alla gentilezza coesistono paura e stanchezza.

per camminare insieme a queste ultime serve anche la prima.

per essere antifragili bisogna avere coraggio e cura di chi ci è vicino. mi riesce difficile immaginare di superare l’ignoto in completa solitudine ed essere felici.

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