empathy for the devil – parte 1

empathy for the devil – parte 1

stanco. questa parola mi si sta appiccicando addosso spesso. mi accorgo che mi stancano rapidamente le persone e i loro atteggiamenti. fatico a capire se ciò dipenda o meno dalla vecchiaia, da aspettative mal riposte o dall’essere collocato negli spazi sbagliati. mi rendo però conto di tollerare a fatica la totale mancanza di empatia degli altri. mi freno perché a questa assenza avrei voglia di rispondere ma anni di università della strada virtuale mi hanno insegnato che non si fa, che bisogna fare buon viso a cattivo gioco, che devi indossare sempre il giubbotto antiproiettile e “starci”. e’ la rete “amico” e se vuoi partecipare al gioco tentacolare delle relazioni – per essere cool – devi essere sprezzante, devi continuamente piazzare la battuta al di là del contesto, devi essere spigoloso, devi entrare a gamba tesa, devi calcare la mano, devi rilanciare e devi fartelo andare bene altrimenti l’unica alternativa è il silenzio. non ci sono strade intermedie. non c’è il grigio e non c’è selezione, ci sono delle regole, sono state dettate, sono state assimilate e ora si giudica con quei canoni, su quei “testi” non scritti. tradire il proprio personaggio, significa destabilizzarsi, interrompere una prassi. ecco perché continuo, seppur raramente a scrivere qua, perché non ci viene nessuno o comunque è uno spazio sicuro, autogestito.

quando leggo alcuni post e poi i commenti a quei post penso anche altre persone dovrebbero crearsi una zona morta di tranquillità ed evitare di aspettarsi l’empatia. non è più di moda, forse non lo è mai stata.


  1. Quanto condivido e comprendo il tuo pensiero. Quanto.

  2. […] c’è chi va indietro – quelli che mi stancano. […]


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