letture pandemiche

sono riuscito a sfruttare parte del tempo della pandemia per: terminare/inziare/terminare/continuare alcuni libri.

1] INFINITE JEST – DAVID FOSTER WALLACE

non ho molto da aggiungere alle centinaia di cartelle scritte dai fedayn del libro. di fatto ormai sono annoverabile tra le loro fila. infinite jest va dritto nella mia top five. e si che l’avevo approcciato nel peggiore dei modi: la sfida al monolite. una battaglia persa appena dopo il primo capitolo. non c’è nulla di più sbagliato che pensare di poter abbattere quel muro di pagine a colpi di cazzotti. ho perso miseramente un sacco di tempo. poi mi sono rassegnato ed è stato in quel momento di rottura che io e la storia siamo entrati in contatto. Il resto è stato lasciarsi trasportare della corrente circolare di dfw, in un vortice che ha una fine nel suo inizio. una voragine da cui una volta fuori ti senti indifeso e incontentabile .

2] LA NOTTE PIU’ LUNGA – CONNELLY

come ogni libro di connelly la storia scorre bene, bosch fa sempre il suo dovere e reneé ballard – nuovo personaggio dell’ecosistema connelly – ne è la perfetta estensione. Spero che connelly si stia preparando al definitivo passaggio di consegne, perché bosch – dopo aver peregrinato tra varie divisioni del lapd, cambiato più partner che giacche, essere andato in pensione e tornato – è un personaggio stanco, costretto ad alzarsi la mattina e fare sempre le stesse cose. controvoglia. i libri ormai sono una zona di conforto per il lettore ma anche per l’autore, sappiamo tutti cosa aspettarci e lui cosa scrivere, il fattore ac/dc, cioè lavori godibili ma non necessari, né alternativi. ad essere onesti neanche la nuova arrivata reneé – che pare una copia al femminile di bosch – riesce a scuotere una generale sensazione di aspettative già consumante. connelly ha sfruttato bene il genere forse potrebbe permettersi di osare, tentare qualcosa di vagamente diverso.

3] IL MESSIA DI DUNE – F. HERBERT

secondo libro della saga di dune di f. herbert, e siamo ben lontani dal capolavoro assoluto del primo. la discesa è netta. l’impostazione de il messia di dune è opposta rispetto a dune. se il primo era un libro errante, di movimento, di esplorazione, di scoperta, di filosofia, di ecologismo. il secondo è un libro statico, dove il 90% del raccontato avviene in unico luogo e molto nelle teste dei personaggi. il libro mi è sembrata una nobile trappola tirata da herbert per raccontarci il suo punto di vista su alcuni temi come il governare, la democrazia, lo scorrere del tempo, l’inevitabilità della storia. il ché potrebbe anche dare bene se il tuo predecessore non fosse dune, un libro totale, e questa non fosse una saga. intendiamoci il messia di dune resta un buon libro ma se il primo è in top five, questo sta – appunto – tra i buoni libri. per cui se non avete letto nulla del ciclo di dune il mio consiglio è di recuperare il primo libro e poi fermarvi a riflettere.

4] MILANESI BRAVA GENTE – MATTEO LIUZZI E TOMMASO BERTELLI

se come me siete appassionati dei generi: poliziesco, investigativo, hard boiled dovete leggerlo. si tratta di brevi storie vere; di come la mala milanese e le forze dell’ordine hanno iniziato a fronteggiarsi nella milano del dopoguerra. sono racconti lunghi una decina/ventina di pagine, strutturati con un linguaggio diretto e leggero, un hard boiled moderno. ogni racconto fugge via rapidamente, non c’è la pesantezza della cronaca nera. si trova anche qualche personaggio ricorrente come il commissario nardone. il libro nasce come riproduzione su carta del programma che va in onda su radio popolare e la trasposizione su carta è davvero fluida, il vero punto forte del libro, perché la forma del racconto vocale si percepisce durante la lettura, e la cosa funziona. non vedo l’ora di leggere il secondo.

5] REALISMO CAPITALISTA – MARK FISHER

non riesco a trovare le parole giuste per questo libro, per cui mi affido ad altri.

versione light

versione extended

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