navigammo a vista

ci sono i figli, ci sono le famiglie, i maestri, le professoresse, le partite iva, i fonici, quelli che montano i palchi, le artiste, i tassisti, i piccoli negozi, i grandi negozi nei centri commerciali, quelli che incassavano gli affitti, i lavoratori a cottimo, quelle in nero, i carrozzieri, gli autosaloni, i ristoratori (che mo’ va bene il delivering ma se tutti fanno il delivering nessuno fa il delivering). ci sono le atlete, le palestre, i runners, i ciclisti, migliaia di sportive nelle leghe minori. ci sono i cinema, gli stabilimenti balneari. ci sono i musei, le guide, le agenzie di viaggio, gli operatori turistici, i lavoratori stagionali con contratti stagionali. and so on and on and on. ognuna di queste categorie si sente – giustamente – dimenticata, defraudata, in difficoltà, disorientata, svociata, svuotata, privata di certezze sia economiche che psicologiche. queste categorie sono persone e queste persone formano, insieme, il tessuto organico di un paese. il compito infausto di chi governa quel paese è di tenere in vita TUTTO questo organismo. non di farlo prosperare, perché non è il momento, ma semplicemente tenerlo insieme mettendo dei cerotti, fornendo sussistenza, evitando il collasso. nel farlo riceve le istanze che arrivano da ogni parte e cerca di trovare un equilibrio tra quelle e il principio della tutela della salute delle persone, che nell’oggi è stressato come non mai. spesso sento dire “si naviga a vista” e per fortuna mi rispondo. siamo dentro un’esperienza che non ha precedenti, non esistono informazioni certe, non esistono pratiche che hanno assicurato risultati positivi definitivi. l’unica cosa che sappiamo è che chi non ha navigato a vista ma ha deciso per partito preso, è quasi sempre dovuto tornare sui suoi passi di corsa, invertire la direzione e iniziare a navigare a vista. l’elemento che fa la differenza è se chi tiene il timone riesce a fare meno danni possibili nel leggere la rotta. “non si è parlato della fase 2” e per forza, stanno cercando ancora di capire la fase 1. è da ciò che si è fatto, o non fatto, che nascerà la fase 2. quel fatto o non fatto sta ancora producendo dei risultati, più o meno comprensibili, più o meno accettabili. navigheremo a vista perché è così che si fa quando ci si trova nella tempesta e non esistono percorsi già battuti, e bisogna essere bravi, o il meno dibattista possibile, nel sapersi adattare alle condizioni del momento. perché le azioni produrranno di volta di volta un futuro. ce ne sono diversi davanti a noi, speriamo di navigare verso il migliore. o il meno peggiore.

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