pensieri scoordinati

1)

ieri sera siamo usciti per la prima volta dopo non so quanti giorni. se andare a cena in due è stato strano ma non tanto quanto temevo, rivedere gli amici, pur a distanza di abbraccio e mascherinati, davanti ad una birra, è stato – in un modo tutto suo – emozionante. è stato, per qualche ora, tornare a parteciparsi senza filtri tecnologici. una comunione pagana in stile nordico ma con un calore mediterraneo e i colori della notte. uno strano ibrido che ci ricomprende tutti ma nuovamente, non come prima.

2)

nelle relazioni umane continuamente, ogni volta, si sceglie come si è scelti. per me è diventato importante capire il parametro e il mio è – sempre più spesso – quello dell’aggiunta. aggiungere inteso come partecipare alla vita collettiva non recitando lo stesso copione, addizionare sé. aggiungere come esserci attraverso vari strumenti, con differenti testi. aggiungere come espandere. aggiungere come esportare – raccontare – ciò che dentro i propri confini fisici, ci preme.


quella persona aggiunge qualcosa, a me o agli altri? capisce il perché condivido alcune “cose”? riesco io a capire il suo modo di interagire con la sua rete di contatti? mi ha mai portato altrove?

raccontarlo può apparire come tremendamente freddo, e forse in parte lo è, ma nel processo quotidiano di lettura, ascolto e racconto è tutto naturale, nascita e decadimento.

3)

viviamo tutti nell’inspiegabile convinzione di poter aggiustare le cose. di sapere come fare. di non ricascarci la prossima volta. con in mano il nostro bicchiere mezzo vuoto risolviamo ogni problema, a costo zero, rimandando a domani mattina.

siamo pazzi o alcolizzati mancati?

Non chiederti perchè la gente diventa pazza, chiediti perchè non lo diventa. Davanti a tutto quello che possiamo perdere in un giorno, in un istante, è meglio chiedersi che cos’è che ti fa restare in te.

[grey’s anatomy docet. non per scelta.]

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