vittime e carnefici

Le vittime del covid sono le vittime del covid. Le vittime post covid sono vittime di un sistema che non è, non sarà, in grado di dare sostentamento al suo popolo a causa di due mesi di fermo, nemmeno totale. Quel sistema si chiama capitalismo non Italia, Svezia o Belgio. È molto facile dare la colpa al runner, a chi non indossa la mascherina, chi vuole riaprire, chi vuole chiudere, al vigile che c’è o che non c’è, al sindaco, al governatore, ai bambini. E’ fattibile perché sono persone e sono alla nostra portata. Come noi reagiscono agli eventi, come noi a volte sbagliano, altre no. È lo stesso meccanismo che ci porta a prendercela con la vittima che non denuncia invece che con l’aggressore che sia la mafia, che sia uno stato.

Come si fa allora a riconoscere la responsabilità di chi non si vede? di chi, o cosa, permea talmente tanto la nostra esistenza da esserne essa stessa? siamo dentro una struttura così pervasiva da non riuscire a vederne i contorni. Questo è il capitalismo, un sistema che non prevede più discussioni sulla sua esistenza. E’ un dato di fatto. E’ accettato che la realtà sia questa. Ogni immagine alternativa è stata soppressa.
Ogni giorno conviviamo con una forte pressione, il riconoscimento del nostro valore. Siamo qualcuno grazie al modo in cui siamo inseriti all’interno di questo organismo. Siamo qualcuno nel momento in cui lavoriamo. Ci viene riconosciuto un valore nel momento in cui soddisfiamo dei parametri che non abbiamo scelto noi, che ci vengono imposti dal ritmo della produzione. La nostra qualità viene misurata sulla quantità, quanto abbiamo fatto più di ieri. Saremo bravi quando avremo permesso al sistema di conquistare un pezzo in più di qualcuno o di qualcosa. Eppure esistono dei confini oltre i quali non si può più erodere spazio, esistono delle capacità umane che nulla hanno a che vedere con l’aggiungere guadagno al guadagno. La tensione tra questi limiti naturali e le richieste imprescindibili del sistema produce una pressione che può diventare depressione, che può diventare malattia, che può trasformare una persona qualsiasi in un essere inadeguato. Uno stato non in grado di sostenere il suo popolo in uno dei momenti più cupi e difficili della sua ultima storia è uno stato che si dimostra vittima e carnefice. Uno stato che va in crisi per un fermo delle attività produttive ma non umane è uno stato ingranaggio di un sistema privo di equilibrio, dove la massa si muove per creare agio per una minoranza. Ce la prendiamo con noi stessi e con i nostri vicini, coloro che si vedono dentro lo specchio ma non riusciamo più a vedere lo specchio.

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